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Padre nostro che sei nei cieli

Sintesi dell'incontro del primo venerdì del mese – 3 novembre 2017
Tema:  “Padre nostro che sei nei cieli”
Dall’insegnamento di S.E.Mons. Edoardo Aldo Cerrato – Vescovo di Ivrea.

È sempre una grande gioia poter partecipare almeno per un momento in questa preghiera nella quale si sente che lo Spirito del Signore non è qualcosa di astratto, un’idea, ma è una Persona. L’amore infinito con cui il Padre e il Figlio si amano è una Persona, la terza Persona della Santissima Trinità.
Quando noi gli diciamo “scendi”, egli rinnova in noi i sette doni che abbiamo ricevuto con la Cresima. Grazie per questa occasione che mi è stata data.
Il tema riguarda le prime parole con cui inizia la preghiera che Gesù ci ha insegnato: “Padre nostro che sei nei cieli”; sì, Dio è nei cieli, ma non è lontano perché sappiamo che questi cieli sono la trascendenza di Dio, di un Dio che si è fatto vicino, che ci ha pensati uno per uno, ognuno con un pensiero di amore infinito e per questo ci ha creati, ci accompagna e cammina con noi con amore di Padre nella grazia dello Spirito Santo, nella compagnia del Figlio unigenito che si è fatto uomo, uno di noi.
Una delle formule con la quale il Padre nostro nella celebrazione della santa Messa viene introdotto, con la quale veniamo invitati a dire la preghiera che Gesù ci ha insegnato, è questa:“obbedienti alla parola del salvatore e formati al suo divino insegnamento osiamo dire…”
È un atto di obbedienza alla Parola di Gesù. Noi osiamo dire,come dei bambini un po’ timidi, perché ci rivolgiamo a Dio onnisciente e onnipotente creatore del cielo e della terra con tutte le virtù e i valori al sommo grado, dicendogli Papà.
Dire papà all’uomo che ci ha generati insieme alla nostra mamma è ovvio, ma noi osiamo dire papà a Dio perché egli è il nostro creatore.
La preghiera del Padre nostro la troviamo sia nel Vangelo di s. Matteo, sia nel Vangelo di s. Luca.
Nel Vangelo di s. Matteo il Padre nostro è collocato al centro, nel cuore del discorso delle beatitudini o della montagna, che comincia quando Gesù, vedendo le folle, chiama i suoi discepoli e dice loro: beati i poveri in spirito; l’abbiamo sentito nella festa dei Santi. Beati i poveri in spirito, beati quelli che piangono, i miti, i perseguitati per la giustizia, i perseguitati per causa mia, i misericordiosi.
Ma questo discorso non è tutto nell’elenco delle beatitudini, ma si estende nel Vangelo di s. Matteo nei capitoli 5, 6 e 7, perché Gesù parla della vita nuova che il cristiano e il discepolo sono tenuti a vivere.
Gesù ci insegna la preghiera del Padre nostro, spiegando che il discepolo è colui che può rivolgersi a Dio chiamandolo Papà.
In s. Luca Gesù insegna il Padre Nostro mentre sale verso Gerusalemme per celebrare la Pasqua e per offrire sé stesso, tutta la sua vita al Padre, fino alla morte di croce. È quindi la preghiera del discepolo in cammino dietro a Gesù, attraverso le sofferenze della vita, la nostra croce, ma orientate alla risurrezione. Se non ci fosse la domenica di Pasqua, s. Paolo dice che saremmo i più infelici di tutti gli uomini; e ha ragione.
La preghiera del Padre nostro ha come prima parola, “Padre”, e l’ultima è:“male”.
Quest’ultima, secondo il testo greco, potrebbe essere sia al maschile, sia al neutro. Se è al maschile significa il maligno che, come sappiamo, è il diavolo; se è al neutro significa il male in generale cioè tutto quello che è male.
Noi siamo posti tra questi due estremi; tra la prima e l’ultima parola; o ci giriamo da una parte, e allora siamo i figli amati dal Padre che chiamiamo papà, oppure ci giriamo dall’altra e allora non solo nell’aldilà, ma già ora troviamo degli artigli che ci distruggono. La preghiera di Gesù termina con“liberaci dal maligno”, cioè da tutto ciò che è negativo. Noi siamo lì in mezzo e quindi è un invito a girarci dalla parte giusta, perché dalla parte sbagliata è tenebra, è buio.
Nelle promesse battesimali che noi rinnoviamo almeno una volta l’anno nella veglia pasquale diciamo: “rinuncio e credo, rinuncio a satana, a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni”.
Nel battesimo dei primi secoli della Chiesa il battezzato adultosi girava verso ovest e verso nord, luogo delle tenebre e diceva:“rinuncio a te”. Poi si girava verso est, oriente, il luogo della luce, e diceva: “credo in te, Dio Padre onnipotente, Gesù Cristo unico figlio, Spirito Santo, amore.
La preghiera che Gesù ci ha insegnato è la conquista della salvezza che Cristo ci offre, attraverso il superamento di noi stessi, la trasformazione del nostro cuore, e prendendo a modello il cuore di Gesù.
Tutto quello che siamo l’abbiamo ricevuto qui in terra da papà e mamma, ma per volontà di Dio da cui vengono anche papà e mamma.
Dire “papà” a Dio, fa crescere dentro il senso della piccolezza e dell’umiltà. Il fondatore della confederazione s. Filippo Neri, cui io appartengo, non riusciva a dire tutto il Padre nostro, non riusciva ad andare oltre la prima parola, “Padre”perché il suo cuore si infiammava tanto che non riusciva ad andare oltre.Ma diceva tutto perché nella prima parola c’è tutto dentro: l’amore di Dio, l’amore con cui io devo amarlo, c’è il senso della mia piccolezza, c’è la coscienza che tutto mi è stato donato e, quindi, tutto devo donare.Devo fare della mia vita un dono perché altrimenti non corrispondo alla volontà del Padre.
Il Padre a cui mi rivolgo è il babbo mio, è il papà mio, ma nel momento stesso in cui dico che è mio, vedo intorno a me tanti altri che dicono la stessa cosa e allora, quello che è mio diventa “nostro” allora abbiamo lo stesso “Padre”, e quindi siamo fratelli, e come tali ci dobbiamo trattare con amore. Quindi dire “Padre nostro” significa tutta l’impostazione della nostra vita secondo la carità.
Pertanto noidobbiamo vivere alla presenza di Dio consapevolmente, perché noi, presi dalle nostre occupazioni a un certo punto non sappiamo più riconoscere la presenza di Dio che è in cielo, in terra e in ogni luogo; egli è l’immenso.
Dire: “Padre Nostro” è una preghiera brevissima da fare lungo la giornata, ripetendo Padre, Padre mio, Abbà, papà, liberaci dal male.
Allora buon cammino, carissimi fratelli e sorelle; preghiamo “Padre nostro” lungo la nostra giornata dicendo: “Padre mio, liberaci dal male”.

 

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Dove c’è vero amore di Dio c’è sempre servizio per l’uomo, un servizio, però, fatto con gioia, con umiltà e con tenerezza. 

(Don Adriano)