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Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Sintesi dell'incontro del primo  venerdì del mese - 2 marzo 2018
Tema: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”
Relatatore: S.E.Mons. Cristiano Bodo – Vescovo di Saluzzo (CN).

Ringrazio don Adriano e tutti voi per avermi invitato a condividere questo momento di riflessione e di preghiera, in questa celebrazione eucaristica per sentirci, come Chiesa, uniti nel Dio della vita e dell’amore che ci ha lasciato il grande dono della preghiera del Padre nostro.
Noi sappiamo che il Padre nostro è composto da due parti, e proprio nella seconda parte noi preghiamo con queste parole: “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Questa domanda ci invita a prestare la nostra attenzione sulla nostra identità di uomini e donne, di credenti, ma nello stesso tempo di peccatori e di bisognosi.
L’invocazione “dacci oggi il nostro pane quotidiano” rivela che siamo creature figli di Dio, ma nello stesso tempo abbiamo bisogno di Dio, per questo diciamo: “dacci”.
L’obiezione che molti cristiani e molti credenti fanno è nota: se Dio conosce già le nostre necessità, a che serve chiedere?
Molta gente crede che l’unica preghiera sia quella del ringraziamento e della lode. Altre persone, invece, quando pregano chiedono soltanto; pregano quando c’è una malattia, per gli studenti un esame da sostenere, per molte situazioni famigliari, la ricerca di un lavoro, ci si appella con fiducia sempre a Dio, perché è Padre, e i figli, quando hanno una necessità, chiedono al Padre il suo aiuto.
Nel Vangelo di Matteo, al capitolo VII, versetto settimo, vengono usate tre espressioni per indicare la preghiera di domanda, e più precisamente l’atteggiamento interiore che deve animare la preghiera di domanda.
"Chiedete e vi sarà dato"; la parola chiedere indicata da Gesù sottintende la fiducia. Quando noi preghiamo e domandiamo, dobbiamo suscitare nel nostro cuore e nella nostra vita atteggiamenti di abbandono e di fiducia. Non si tratta di cambiare l'atteggiamento di Dio, ma il nostro, perché possa esaudirci.
"Cercate e troverete"; il cercare sta ad indicare la pazienza, una virtù difficile nei confronti delle persone, ma pure nei confronti di Dio, perché sovente Dio non si lascia trovare immediatamente.
"Bussate e vi sarà aperto"; questo terzo verbo sta ad indicare la speranza, l'attesa, nella certezza che l'incontro avverrà, la risposta ci sarà.
Noi abbiamo la certezza che la risposta di Dio non manca mai. Anche se non sempre sull'onda della nostra domanda. Quella di Dio è una risposta che vuole perseguire il nostro maggior bene; è un dono dello Spirito, il quale ci fa capire qual è il maggior bene per noi. Pertanto come Gesù diciamo: "Sia fatta la tua volontà".
Vogliamo ora concentrare la nostra attenzione sulle tre parole che costituiscono il tema della nostra riflessione:
"Dacci oggi"; il verbo è al plurale. Gesù mette sulle nostre labbra "dacci" e non “dammi”. La preghiera è vera quando ci fa sentire una solidarietà profonda. La preghiera è l'espressione dei figli, dei fratelli e delle sorelle. Non ci si accosta al Padre con la psicologia del figlio unico; ricordiamola preghiera del fariseo, tutta incentrata sull'io. La domanda interpreta la solidarietà dei figli; è preghiera di intercessione, è condividere le attese, i problemi, le sofferenze e le domande degli altri.
"Il pane"; questa parola non indica soltanto il pane materiale di cui ci nutriamo tutti i giorni. La parola pane sta ad indicare tutto: dai valori più alti come la salute, la pace e la giustizia, ai beni materiali. E persino dobbiamo chiedere di essere aiutati a pregare. Non c'è niente che non possa entrare in questo dialogo o in questa preghiera con il Signore.
La richiesta del pane significa riconoscere che tutto è dono di Dio.
Quando l'uomo dimentica che tutto è dono, finisce col profanare i doni di Dio: la sua casa, il creato... Ma la parola "pane" non indica soltanto i beni materiali: sta a significare il pane "sovra sostanziale". Quando noi chiediamo il pane non dobbiamo dimenticare il grande dono di Gesù che è “il pane della vita”. Sant'Agostino commentando la parola "pane" in un suo sermone precisa: "Il pane quotidiano è l'Eucaristia, che ci unisce al corpo del Salvatore e fa di noi le sue membra, perché possiamo diventare ciò che riceviamo".
"Oggi" -"quotidiano"; c'è un avverbio di tempo e c'è un aggettivo, come termini qualificanti la preghiera di Gesù. Essi significano che la nostra vita non è assicurata dai beni materiali: non è ancorata a delle sicurezze materiali; la nostra vita ha bisogno di un ancoraggio costante e quotidiano in Dio. Noi tutti i giorni viviamo questa dipendenza che ci realizza e ci fa essere più uomini.
Ricordiamo tutti l'episodio dell'Esodo: gli Ebrei non potevano tenere la manna come riserva, dovevano raccoglierla ogni giorno. Tutti i giorni dobbiamo pregare aprendoci a Dio,sollecitati a tener desto il nostro dialogo con lui.
La richiesta del pane, significa riconoscere che tutto è dono di Dio: la salute, le amicizie, le relazioni e tanti altri doni. Questo riconoscimento è importante per divenire testimoni ed esempi della provvidenza di Dio nei confronti delle persone che la vita ci mette accanto.
Se diciamo nella preghiera “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, noi dichiariamo di fronte al Signore che siamo disposti a diventare le sue mani, il suo cuore, la sua mente, il suo sguardo per essere davvero cristiani, testimoni dell’amore di Dio nei confronti del mondo.
Quando noi pensiamo a Gesù presente nell’uomo, nel povero indichiamo il mistero di un Dio che continua a incarnarsi, che continua a nascere nell’umanità, nel cuore di chi lo riconosce, nel nostro cuore. Non c’è solo il mistero di Gesù che nasce a Betlemme, ma c’è un Gesù presente in ciascuno di noi, in ogni credente, in ogni cristiano.
Per questo chiedo al Signore per me e per voi che l’ultima preghiera che il Signore mi permetterà di innalzare a lui sia la preghiera del Padre nostro per riconoscermi figlio, per riconoscermi credente, per abbandonarmi in lui, in quell’amore eterno che non avrà mai fine.
Così il Signore continua attraverso di noi il suo cammino sulle strade di questo mondo; così il Signore aiuta noi e gli altri ad annunziare quell’amore eterno che non avrà mai fine.

A cura di M.M.

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(Don Adriano)