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La preghiera al cuore delle relazioni - parte 6

La preghiera: mistero del nostro assenso allo Spirito Santo

Scoprire la presenza di Dio in noi, significa, prima di tutto, accettare che il soggetto della preghiera, il vero protagonista, sia lo Spirito Santo. Con il battesimo, in noi abita lo Spirito Santo, che è l’Amore divino tra il Padre e il Figlio. La sua presenza in noi non è una realtà statica, ma operativa e la prima azione che egli svolge dentro di noi, è quella di pregare, insegnarci a pregare e renderci capaci di pregare. È quanto afferma san Paolo, il quale assicura che lo Spirito Santo grida in noi: “Abbà o Pater” (Gal 4,6).
In seguito, l’apostolo precisa che lo Spirito ci conduce, progressivamente, a prendere coscienza di essere figli di Dio e ci dispone a pregare, noi stessi, filialmente. Leggiamo, con attenzione, il capitolo 8 della lettera ai Romani. È uno splendido trattato sul ruolo che lo Spirito ha, e deve avere, nella vita e, in particolare, nella preghiera:

•    è lo Spirito che prega in noi; si unisce al nostro spirito per attestare che siamo figli di Dio e che possiamo parlare con Dio da figli (8,14-17);
•    è lo Spirito che suggerisce al nostro cuore la preghiera di Gesù, ci dona la grazia di condividerla, fino a diventare la nostra preghiera, la preghiera dei figli nel Figlio (8,15);
•    non sapremmo esprimere alcuna vera preghiera, se non fosse lo Spirito a donarci la sua stessa preghiera che supera ogni comprensione e formulazione umana (8,26-27).

“Paolo ci insegna anche un’altra cosa importante: egli dice che non esiste vera preghiera senza la presenza dello Spirito in noi. Scrive infatti: «Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare – quanto è vero che non sappiamo come parlare con Dio! -; ma lo Spirito stesso intercede per noi con insistenza, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio» (Rm 8,26-27). È come dire che lo Spirito Santo, cioè lo Spirito del Padre e del Figlio, è ormai come l'anima della nostra anima, la parte più segreta del nostro essere, da dove sale incessantemente verso Dio un moto di preghiera, di cui non possiamo nemmeno precisare i termini. Lo Spirito, infatti, sempre desto in noi, supplisce alle nostre carenze e offre al Padre la nostra adorazione, insieme con le nostre aspirazioni più profonde (Benedetto XVI, Paolo, lo Spirito nei nostri cuori, Udienza generale 15.11.06, Osservatore Romano Giovedì 16.11.06).

Santo Spirito del Dio vivente! Tu sei mandato dal Padre
per dimorare in noi e renderci sempre più figli, a immagine del suo Figlio Gesù. Tu fai di noi il Tempio del Padre, dove Tu celebri le sue lodi,
dove Tu canti un grazie incessante, dove Tu offri sacrifici d’amore.

La preghiera è già presente in noi fin dal momento del battesimo, che ha infuso in noi il dono dello Spirito di Gesù. Non è vero che non sappiamo pregare: siamo fatti “oranti” dallo Spirito nel battesimo. Siamo battezzati e cresimati, prima di tutto, per imparare a pregare ed essere abilitati a pregare. “Naturalmente questo richiede un livello di grande comunione vitale con lo Spirito. È un invito ad essere sempre più sensibili, più attenti a questa presenza dello Spirito in noi, a trasformarla in preghiera, a sentire questa presenza e ad imparare così a pregare, a parlare col Padre, da figli, nello Spirito Santo” (Benedetto XVI, idem). Certo, questo apprendi- mento non è simile ad una “istruzione” culturale, cioè l’inserimento di nozioni, introdotte dall’esterno nel nostro edificio mentale, ma avrà la forma della “educazione” = dal latino e- ducere, far emergere, portare fuori, quanto è contenuto dentro... Avrà la forma di una uscita progressiva di quello che c’è già in noi e che lo Spirito Santo, il Maestro interiore, ci aiuta a scoprire e ad attivare.

padre Domenico Marsaglia

 

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