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Editoriali di Don Adriano

Il dramma della sofferenza nell'uomo

Carissimi,

illuminati dallo Spirito Santo, ci proponiamo di riflettere sul significato della sofferenza che coinvolge la vita di ogni persona.
Gesù è il sofferente per eccellenza; egli si è addossato tutti i nostri peccati, non solo, ma si è fatto carico anche delle nostre sofferenze che ci coinvolgono e che travagliano tutta l'umanità.
Per Gesù soffrire significa amare, amare intensamente, amare per salvare l'uomo immerso anche nella sofferenza, nel peccato e nel male che lo rattristano. Il nostro Dio è il Dio della vita, della gioia, della salute, del perdono, della Liberazione e della guarigione. È necessario pregare con fede, così: “O Dio, che nel tuo amore di Padre ti accosti alla sofferenza di tutti gli uomini, uniscici alla Pasqua del tuo Figlio e rendici puri e forti nelle prove, perché sull'esempio di Cristo, illuminati dalla speranza che ci salva, impariamo a condividere con i fratelli il mistero del dolore ”.
Il dramma della sofferenza coinvolge tutte le età della vita: anziani e giovani, ricchi e poveri, innocenti e peccatori, tutti sono coinvolti. Ma noi confidiamo nel Signore Gesù, in lui troviamo il senso della sofferenza, la forza per superarla e per vincerla. È bello ciò che preghiamo con il salmista: «Si consumano i miei occhi nel patire. Tutto il giorno ti chiamo, Signore, verso di te protendo le mie mani» (Sal 87,10). E ancora: «Signore tu vedi l'affanno e il dolore, tutto tu guardi e prendi nelle tue mani. A te si abbandona il misero, dell'orfano tu sei il sostegno. Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri, rafforzi i loro cuori» (Sal 9,35.38). Il Signore ha cura di noi, ci sostiene ci dona la forza e la Grazia. Solo lui dissolve la sofferenza che ci rattrista. Ancora con fede così preghiamo: «Io sono povero e infelice; di me ha cura il Signore. Tu, mio aiuto e mia liberazione, mio Dio, non tardare» (Sal 39,18).
«A Dio tutto è possibile» (Mt 19,26). E per noi: «Tutto è possibile per chi crede» (Mc 9,23). Soffrire vuol dire anche amare di più la vita, ritenere la salute come un grande dono di Dio che non deve essere sciupato, ma custodito con amore e con riconoscenza. La sofferenza è anche correzione, è purificazione, è distacco dalle vanità, è sprone alla fiducia e all'abbandono nel Signore che è bontà, tenerezza infinita e compassione. Ci dice stupendamente Isaia: «Ho visto le sue vie, ma voglio sanarlo, guidarlo e offrirgli consolazioni. E ai suoi afflitti io pongo sulle labbra: “Pace, pace ai lontani e ai vicini”, dice il Signore, “io li guarirò”» (Is 57, 18-19).
Sì, abbiamo bisogno di guarigione da tutto ciò che causa sofferenza. Il sofferente, per guarire, ha bisogno di amore, delle attenzioni e delle cure mirate dei fratelli e delle sorelle che con gioia, esercitando la carità di Cristo Gesù, servono coloro che sono bisognosi, malati, disperati, sfiduciati, emarginati, soli, poveri, veramente poveri: questa è anche sofferenza.
Ecco anche il motivo per cui il Signore Gesù ci invita a sconfiggere la sofferenza amando, e ci dice: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti (Mt 22,37-40). E ancora: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). Anche san Paolo ci invita a portare aiuto a coloro che sono sofferenti; tutti siamo sofferenti, ma la carità, la bontà e la misericordia diventano la nostra liberazione e la forza di vincerla: «… Voi infatti, fratelli, mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso» (Gal 5,13-14).
A Maria, Madre della Chiesa e di tutti noi, affidiamo il nostro cammino a volte sofferente e bisognoso del suo sostegno e del suo aiuto.    

Don Adriano

La carità di Cristo ci esorta ad amare

Carissimi,

è necessario e importante vivere la carità di nostro Signore Gesù Cristo per imparare ad amare e a servire con dolcezza e tenerezza il nostro prossimo, i nostri cari, le nostre famiglie, i poveri, gli indigenti e coloro che sono ai margini della società. La carità di Cristo sa solo amare, come Gesù ci insegna: amare pregando e pregare amando.
San Paolo, scrivendo ai cristiani di Filippi, ci dice stupendamente: «Rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri» (Fil 2,2b4).
Ciascuno di noi, nel nostro Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione, deve impegnare le proprie energie per calare nel proprio quotidiano il dono sublime della carità di Cristo Gesù amando la propria famiglia, il lavoro che ci è affidato, lo studio, la Chiesa, la fraternità in cui siamo inseriti e il mondo anche
sociale di cui facciamo parte integrante. La carità del Signore Gesù deve essere presente e operante ovunque noi ci troviamo a esprimere il nostro vivere e tutti quei doni che lo Spirito Santo ha messo nel nostro cuore. Solo lo Spirito Santo può donarci la gioia di amare, di convertirci, di avere dentro di noi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Infatti, il profeta Ezechiele ci dice: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio» (Ez 36,26-28).
Per amare veramente, bisogna avere un cuore di carne, un cuore che pulsi solo amore.
Tutto ciò che siamo è un dono dello Spirito Santo. Infatti è dalla carità di Dio diffusa nei nostri cuori e nel nostro vivere per mezzo dello Spirito Santo, che il Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione trae origine, e da esso viene costruita come una vera fraternità, direi famiglia, la nostra seconda famiglia riunita nel nome del Signore. Si è famiglia solo quando si ama; si è se stessi solo quando si esercita la carità di Cristo verso i bisognosi, gli emarginati, i più poveri tra i poveri, verso gli indigenti, le persone sofferenti, verso i malati e i diseredati.
È bello ciò che ci dice Gesù in merito. Nell'ultima cena ci ha affidato un compito straordinario dando lui stesso l'esempio di come servire per amare e di come porsi all'ultimo posto per meglio servire amando. Quindi, durante l'ultima cena, il Signore Gesù ci ha affidato il comandamento nuovo dell'amore reciproco: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati» Gv 13,34; cfr 15, 12). Gesù ci ha fatto il dono dell'istituzione dell'Eucaristia che, facendoci comunicare all'unico pane di vita e all'unico calice, alimenta l'amore reciproco e crea tra di noi un cuore solo e un'anima sola.
Pregando il Padre Gesù dice: «Tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). La venuta dello Spirito Santo, primo dono ai credenti, ha realizzato l'unità voluta da Cristo Signore. Dove non c'è unità, dove non c’è comunione di vita e fraternità, non c'è spazio per la carità. Dove mancano la preghiera, la parola di Dio e l'Eucaristia, manca la spinta forte di gioire per amare e di esercitare la carità. Non dimentichiamo che la nostra vita partecipa alla carità di Cristo, al suo amore per il Padre e per i fratelli; un amore dimentico di sé: amo perché amo; amo perché Dio è amore, perché Dio è carità, perché Dio è bontà infinita.
A Maria affidiamo tutto ciò che ci dona la gioia di amare, di essere sempre caritatevoli e di servire il Signore con gioia.   

Don Adriano

MENSA DEI POVERI

Opere caritatevoli per i poveri
Mensa via Belfiore 12, Torino
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Distribuzione sacchetti pasto:
domenica e festivi dalle ore 9.00 alle 12.00
Distribuzione pacchi viveri alle famiglie bisognose:
sabato dalle ore 9.00 alle 12.00
Mensa preserale calda per i senzatetto:
da lunedì a venerdì dalle ore 14.30 alle 17.00 

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CENTRO DI ASCOLTO

Corso Regina Margherita 190
10152 Torino
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T 011 4377070
info@cenacoloeucaristico.it

Orario di ricevimento:
Lunedì dalle 7,30 alle 9,30
Giovedì dalle 13,30 alle 16,30

Nei centri di ascolto di Torino e Casanova continua l'accoglienza rispettando le norme vigenti relative al distanziamento e all'uso della mascherina

CASA DI SPIRITUALITÀ

Monastero Abbaziale Cistercense di Casanova. Carmagnola (Torino)
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T 011 979 52 90
Aperto ogni domenica e festivi dalle 15 alle 18.
Don Adriano riceve il sabato dalle 6,30 alle 11. Segue celebrazione eucaristica.
Per partecipare alle celebrazioni a Casanova presiedute da don Adriano, è possibile prenotare il pullman telefonando a Michelina al numero 349.2238712. Partenza da Settimo T.se ore 13,00 – Da Piazza Maria Ausiliatrice – Torino ore 13,45.