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La preghiera al cuore delle relazioni - parte 3

La preghiera cristiana è “ascolto”
“La preghiera è elevazione dell’anima a Dio”. In quest’ottica, la preghiera cristiana è innanzitutto ascolto che educa e conduce all’accoglienza di Dio. L’ascolto e il silenzio sono preghiera e hanno il primato assoluto perché, entrambi, riconoscono l’iniziativa di Dio che ci cerca e suscita in noi l’incontro con lui. L’operazione è semplice, ma non per questo è facile, anzi è faticosa e richiede capacità di silenzio e di raccoglimento, lotta contro il tempo e la fretta, esige soprattutto lasciarsi “portare” dallo Spirito Santo.
Nel libro del Deuteronomio leggiamo una profonda riflessione: “Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da una estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?” (4,32-33).
Questo significa che l’esperienza religiosa di Israele inizia quando prende coscienza di ricevere la parola di Dio, che lo segna e lo qualifica di fronte a tutti i popoli. E’ questa la “cosa grande” che rivela Dio come Parola e che fa di Israele il popolo dell’ascolto, prima ancora che il popolo della fede. Questa è la vocazione di Israele: il popolo chiamato all’ascolto. Non a caso la preghiera ebraica è ritmata dallo shemà Israel, comando ripetuto più volte nella legge, che raramente chiede di parlare a Dio. Nell’ebraismo, prima di dire qualcosa a Dio, bisogna ascoltarlo cento volte di più, perché egli sa già tutto. Sono i pagani che stancano Dio a forza di parole fino al pettegolezzo spirituale.
Invitando all’ascolto, la Bibbia evidenzia il nodo centrale di tutta la rivelazione. Dio non si è rivelato ad Israele facendogli vedere il suo volto, ma facendogli udire la sua voce. È questo il significato religioso del divieto delle immagini formulato nel decalogo (Dt 4,15ss; 5,8ss). È facile, allora, comprendere che il primo atteggiamento del credente davanti a Dio è l’ascolto; la più radicale risposta dell’uomo a Dio è l’ascolto. L’uomo religioso, in genere, e il cristiano in modo particolare, sono persone dell’ascolto. Nella nostra cultura è il senso della vista che gioca un ruolo centrale. Nella Bibbia, invece, è il senso dell’udito.
Il vero orante è l’ascoltatore e la preghiera autentica germoglia dove c’è l’ascolto: “Parla, Signore, che il tuo servo ascolta” (1Sam 3,10). Senza ascolto non esiste dialogo né comunicazione e non c’è preghiera, perché il rapporto personale con Dio è impedito da fiumi di parole che sommergono la Parola. Purtroppo, siamo abituati fin da piccoli, a considerare la preghiera come qualcosa da dire a Dio e quando preghiamo è ancora così radicata in noi la tentazione di parlare… “Ascolta, Signore, che il tuo servo parla”.
Dove non c’è primato dell’ascolto di Dio, la preghiera tende a diventare una attività umana, è costretta a nutrirsi di formule attraverso cui si cerca la propria soddisfazione e assicurazione. Ci facciamo “interpretare” dalle parole altrui… Non possiamo pretendere nulla dalla Parola, se non accettiamo di fare un percorso con la Parola. Essa ci deve rag-giungere e deve prendere possesso di noi stessi… Quindi va ascoltata, depositata nel-l’intimo, meditata, “ruminata” a lungo nel silenzio…
Già i rabbini si chiedevano: chi prega di più, il credente o Dio? Concludevano che Dio prega gli uomini molto più di quanto gli uomini facciano con Dio, perché, dicevano, egli sempre prega gli uomini di “venire” a lui, di riconoscerlo, di ascoltarlo, di accogliere il suo dono di amore, di entrare nel suo progetto di salvezza: “Ritornate, ritornate a me, dice il Signore” (Ger 3,12.14.22; Malachia 3,7). “Dove sei?” (Gen 3,9). E’ la prima parola rivolta da Dio all’uomo, ed è la prima preghiera. Dio prega l’uomo, gli uomini perché tornino a lui dalle regioni dell’idolatria e dell’alienazione del male per approdare alla comunione con lui, e trovare così pienezza di vita e di pace. Dio prega l’uomo: la preghiera diventa, dunque, esaudimento della voce, dei desideri, degli appelli di Dio; la preghiera è “far passare” la verità dell’essere amato, in ogni cosa che pensiamo, diciamo o facciamo; calare nella ordinarietà di ciò che siamo, pensiamo, diciamo o facciamo, ora dopo ora, la verità che ci è stata rivelata dall’alto.

padre Domenico Marsaglia

 

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