L'istituzione dell'Eucaristia (parte 4)
“Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue…”. Già nell’Antico Testamento, incontriamo un Dio che promette la sua alleanza con un mondo “cattivo” e afferma che, comunque, egli non lo abbandona e che sarà sempre pronto a salvare il mondo. Questa è dedizione totale e radicale. Dove sta la novità? Nel Nuovo Testamento sono molti i racconti interessanti che testimoniano la fedeltà dell’amore di Dio per l’umanità. Ne richiamo uno solo: il tradimento di Giuda. Dovunque si parla di Eucaristia si accenna anche al tradimento di Giuda, e questo è giusto, è corretto per tantissimi motivi. E’ bene che la chiesa ricordi sempre che fin dalle origini, accanto al Signore che è vita offerta, c’è anche chi ha tradito, e che il tradimento è dentro la Chiesa e non solo fuori, dentro la comunità e non solo fuori. Giuda appartiene al gruppo dei Dodici. Quante volte i racconti della passione ribadiscono: “uno dei Dodici”. E’ giusto, quindi, che la Chiesa ricordi il proprio peccato. Come si fa a celebrare l’Eucaristia e non ricordare il proprio peccato? Naturalmente, se ricordiamo il nostro peccato, dobbiamo assumere un atteggiamento di umiltà, mai di arroganza. La comunità che celebra il proprio Signore è una comunità consapevole di avere peccatori al proprio interno. Per fortuna! Perché se dovesse celebrare solo quando tutti sono santi, quando celebrerebbe? Il ricordo del tradimento è motivo di vigilanza e di umiltà, ma anche di enorme consolazione! Anche se siamo peccatori, l’Eucaristia si può celebrare; anche se siamo una comunità fatta di santi e non santi… Tra l’altro, non è facile stabilire i confini tra gli uni e gli altri… Il tradimento di Giuda ricorda che il dono di Cristo all’apostolo Giuda è avvenuto nella consapevolezza dell’abbandono, quindi è un perdono davvero gratuito.
La fedeltà di Gesù.
Sono realtà che ci consolano e ci stimolano. Il colpo di genio di Luca, però, è l’aver posto proprio qui, al cuore del racconto eucaristico, la discussione nata tra i discepoli. “Chi di loro fosse da considerare più grande” (Lc 22,24-27). L’Eucaristia è il dono di sé, il sangue sparso è quello del Figlio di Dio che muore per noi sulla croce, e gli apostoli discutono chi, tra loro, sia più grande… Possiamo dire che fa brutta figura non soltanto Giuda che tradisce Gesù, ma anche gli apostoli che hanno ricevuto l’Eucaristia. Che divario tra il Figlio di Dio e i discepoli! Nonostante questo, Gesù non è andato a cercarne altri. Forse, anche perché, anche gli altri sarebbero stati come i primi…
Dall’Eucaristia sgorga il servizio
C’è ancora un argomento, comune ai vangeli, inserito nel contesto eucaristico. E’ il concetto di servizio. Questo vuol dire che il dovere del servizio scaturisce dall’Eucaristia, e vuol dire anche che la memoria del gesto eucaristico e la sua applicazione alla vita, è il servizio. Non basta fare la processione del santissimo sacramento. Per comprendere cosa è l’Eucaristia e per viverla fino in fondo, è necessario il servizio. Gesù parla del servizio, e come contro-modello (a volte certe cose si chiariscono meglio con un contro-modello) aggiunge: “I re delle nazioni le governano, coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori, ma per voi non sia così...”.
Il contro-modello è la logica dell’autorità che predomina… Assomiglia a questa la nostra autorevolezza? La vera immagine, il vero modello del servizio è Gesù, il quale dice: “Chi è più grande? Chi sta a tavola o il cameriere che serve? … Eppure io sono in mezzo a voi come colui che serve”. Questo è grandioso! Gesù non dice: “sto qualche volta in mezzo a voi come colui che serve... oppure, stavo qualche volta in mezzo a voi come colui che serve”, ma al presente: “sto in mezzo a voi come colui che serve”. Anche oggi, in mezzo a noi, Gesù è il servo. Per sapere dov’è il Signore basta guardare chi sta servendo… Là dove vediamo un volto di servizio è presente Cristo; là dove vediamo il contrario, Gesù non è presente o, per lo meno, è nascosto.
Vuoi essere il segno di Cristo? Devi servire! Vuoi essere il segno del mondo? Fatti servire!
Padre Domenico Marsaglia

