Parabola della gioia del padre: la «magna carta» della misericordia (Parte 2)
1. 1. La figura amorosa del padre
Da qualsiasi angolazione si osservi il racconto, ci si accorge che al centro c'è la figura del padre. E' il personaggio che dà unità all'intera parabola, giustamente definita: parabola del padre misericordioso, che si rallegra quando può accogliere un figlio che ritorna a casa. Entrambi i figli si scontrano con la singolarità della sua paternità. E' il messaggio prevalente. Consideriamo, quindi, la figura del padre.
“Egli divise tra loro le sue sostanze”. Il padre non si oppone, non è contro la libertà. Cosa si può dire di questo padre che, acconsentendo alla richiesta del figlio, ha fatto quello che nessun padre di un villaggio avrebbe mai fatto? Sapendo ciò che la richiesta significa, il padre concede anche al figlio più giovane la libertà di allontanarsi da lui. Le cose non andarono come il figlio si era aspettato…
“Quando era ancora lontano, suo padre lo vide…”. Non è un dettaglio accidentale, ma la prova che fin dal giorno della sua partenza, il padre attendeva il ritorno del figlio. E' il segno più chiaro che, da quando si è allontanato, non ha mai smesso di amarlo e, anche ora, continua ad attenderlo. Non gli interessa che il figlio abbia dissipato il suo patrimonio, non gli importa il motivo per cui il figlio ritorna, se per fame o per amore, se per paura o per pentimento: a lui basta che ritorni.
Lo vede quando è ancora lontano, prima che arrivi alla periferia del villaggio. Sa che cosa soffrirà il figlio da parte dei compaesani, quando, attraversando il villaggio, nudo, sotto lo sguardo di tutti, dovrà affrontare il giudizio, il biasimo e la condanna. Allora non ha timore di esagerare nella sua ansia di perdono; anzi, si lascia trascinare dal movimento del cuore, “ebbe compassione”, che vuol dire: si fa carico della vergogna e umiliazione del figlio, “gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò ripetutamente” (così puntualizza il verbo greco) come se nulla fosse successo. Nessuna rimostranza, nessun rimprovero: soltanto molta commozione e gioia incontenibile.
“Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Non fa caso neppure alle parole del figlio: vuole riabilitarlo subito, senza condizioni, senza metterlo alla prova. Gli ordini rivolti ai servi sono determinati da impazienza: “Presto, portate qui il vestito più bello...”. Devono onorarlo come un figlio della casa. Il vestito più bello, l'anello al dito, i sandali ai piedi sono segni dell'essere figlio. Il padre glieli offre prontamente e fa festa, grande festa, e vuole coinvolgere tutti nella gioia del ritorno. L'amore non tollera indugi, e quel figlio tornato deve subito capire che nulla è cambiato: è ancora suo figlio, lo è sempre stato, non ha mai cessato di esserlo e quella casa è rimasta la sua. Il padre è molto diverso da come il figlio pensa e l'amore per il figlio supera di gran lunga le sue aspettative.
Padre Domenico Marsaglia

