I volontari raccontano
Frequento il Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione dal lontano 2003. Sono numerosissimi i doni che il Signore ha concesso a me ed alla mia famiglia nel corso di questi anni, tramite la potenza dello Spirito Santo. Desidero rendere lode a Gesù per il suo infinito amore che ho potuto toccare con mano in moltissime circostanze difficili. Ringrazio al contempo la Madonna per la sua materna protezione e don Adriano e l'intera comunità per le forti preghiere di intercessione.
Il sevizio svolto in questi anni, attuato senza stanchezza, mi ha permesso di vedere come la presenza di Cristo Gesù sia davvero viva e come la Sua opera e gli effetti benefici della Sua Parola non appartengono al passato, ma continuino a manifestarsi tramite i sacramenti, soprattutto l'Eucaristia, e l'adorazione al Santissimo Sacramento, celebrati sempre con profonda fede negli incontri e celebrazioni presieduti da don Adriano. Mi sono reso conto anche che le attività dell'associazione hanno permesso a molte persone di iniziare un percorso di conversione, ritrovando la fede, ma anche la salute fisica, psichica, morale e spirituale. Credo che la divulgazione delle importanti e sentite testimonianze di queste persone, possa infondere speranza a chi sta attraversando momenti difficili. Papa san Paolo VI ci ricorda infatti al riguardo, nella esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi, che “l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni” (EN 41).
Durante questi anni ho avuto modo di partecipare non solo alle celebrazioni delle Sante Messe del Cenacolo, ma anche alle attività della mensa dei poveri in via Belfiore 12 a Torino. Tutti noi volontari abbiamo visto, sin dalle origini dell'attività, la Provvidenza che dona il cibo ad ogni persona in difficoltà. Il segno più tangibile dell’operare di Dio in questo contesto è sempre stato l'arrivo, spesso improvviso e nel momento appropriato, di quegli alimenti mancanti, ma fondamentali per sfamare gli indigenti in attesa del proprio pasto. Sono esperienze straordinarie che hanno potuto v i vere, in prima persona, i collaboratori dei giganti della carità dei secoli scorsi, come lo è stato, ad esempio, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, di cui senza dubbio don Adriano rappresenta un «vero figlio»

