Parabola della gioia del padre: la «magna carta» della misericordia (Parte 3)
2. L'avventura del figlio minore
Il figlio minore è uscito di casa perché, in casa, si trovava compresso e deformato. Voleva vivere, voleva trovare la libertà. Ma sarà tutto l'opposto: muore di fame, e allora rientra in se stesso. È importante rientrare in se stesso. Ha capito che in casa stava meglio, che la libertà da lui sognata non era libertà. Questo rientrare in se stesso, però, non è la conversione. È il primo passo necessario alla conversione, ma non è la conversione. Ha capito di avere sbagliato, ma è la fame che lo spinge verso casa, non l'amore del padre che non conosce ancora, che non ha ancora capito. È uscito di casa perché gli sembrava oppressivo. Adesso ritorna, pensando ancora ad un padre "anonimo", un padre senza figli, un padre padrone ...
Il figlio minore, prima o poi, capirà suo padre? La parabola non darà alcuna risposta a questo interrogativo... La risposta spetta a noi...
3. Lo spirito servile del figlio maggiore.
Il racconto continua introducendo il figlio maggiore: il figlio fedele. E' il personaggio che Gesù presenta alla riflessione dei "mormoratori" di cui si accenna all'inizio delle tre parabole. E' il figlio rimasto in casa, abita con il padre, in maniera fedele e meticolosa, fa le cose che il padre gli dice, ma non entra nella sua storia personale. E' in casa, ma non sa quello che il padre fa, cosa pensi, che progetti abbia, come sia la sua vita, il suo cuore, per che cosa viva. E' rimasto in casa ma come un estraneo. Non conosce suo padre. E' vissuto con lui ma non l'ha mai guardato bene nei suoi comportamenti e ora crea tensione, rifiuta di capire, lo rimprovera, addirittura. In alcune situazioni, come questa, è anche nemico di suo padre, avversario di suo padre.
È un figlio onesto ma infelice, persuaso che stare in casa sia sacrificio e fatica. Per lui la bella vita è l'altra, quella del fratello. Non si ritiene figlio, grato e gioioso di essere in casa, già premiato per il fatto di essere in casa. E' un figlio fedele, ma ha il cuore gelido, non si lascia coinvolgere dai sentimenti del padre e vede nel fratello che si è allontanato da casa solo uno da punire. Anziché condividere la gioia del padre, ne prova rabbia e invidia. Lui, il grande lavoratore non ha neppure un capretto e il figlio prodigo ha un vitello grasso.
È la ragione della sua gelosia, il sentimento di chi non ama, non si sente amato, ed è dispiaciuto se qualcuno è amato. Il fratello maggiore è irritato dall'affetto del padre per il fratello: egli non ama suo fratello minore e non vuole che suo fratello sia amato. Rifiuta di entrare nella sala del banchetto dove gli ospiti sono già arrivati e di partecipare alla festa per il fratello, perché la ritiene una ingiustizia, un torto vero e proprio alla sua obbedienza e al suo lavoro. L'accoglienza riservata al fratello minore, che non riconosce come fratello e chiama sempre "tuo figlio", suscita in lui l'amara sensazione che la sua fatica sia del tutto sprecata. Se il peccatore è trattato in quel modo, a che serve essere giusti?
Padre Domenico Marsaglia

