Parabola della gioia del padre: la «magna carta» della misericordia (Parte 5)
La figura del figlio maggiore è l'immagine di chi non sa perdonare e giudica chi ha sbagliato e si scandalizza dei gesti di misericordia; immagine della persona vendicativa, punitiva, che non tiene conto della dignità di chi ha sbagliato; immagine di chi ritiene che usare misericordia sia segno di debolezza o significhi fare torto alla giustizia, premiare i cattivi e umiliare i buoni. E' quanto impedisce al figlio maggiore di comprendere il senso autentico della paternità e della fraternità.
La situazione dei due figli è differente, ma faticosa per entrambi. Il minore è uscito di casa, il maggiore vi è sempre rimasto. Tutti e due, però, hanno sbagliato e sono ancora in errore perché si riferiscono al padre come a un padrone. "Trattami come uno dei tuoi salariati", dice il minore. "Ecco, io ti servo da tanti anni", protesta il maggiore. Il comportamento verso il padre è diverso, ma l'idea che hanno di lui è uguale. Tutti e due non hanno ancora capito che cos'è l'amore paterno. L'amore che ha spinto il padre a correre incontro al figlio minore che stava ritornando a casa, è lo stesso che, poco dopo, lo ha mosso ad uscire di casa per pregare il figlio maggiore a non insistere nelle proprie rimostranze, ma a partecipare alla festa di famiglia. La tragedia è che entrambi non sono riusciti a capire l'amore del padre e a vivere, in verità, il proprio rapporto con lui.
La parabola ci invita a comprendere che non entriamo mai abbastanza nel mistero della misericordia divina. Il cuore di Dio è al di sopra di ogni nostra immaginazione, di ogni nostra idea. Per questo la parabola resta aperta.
Le strane preferenze di Dio. Che strano modo di scegliere ha Dio. Sceglie l'uomo, umile e disponibile, nonostante le sue miserie. Poi, con questa fragile umanità, fa grandi cose. Prendiamo ad esempio alcuni personaggi: Noè si ubriacava, Abramo era vecchio, Sara era insofferente, Giacobbe era un imbroglione, Mosè balbettava, Miriam era una maldicente, Gedeone era un insicuro, Davide aveva debolezze sentimentali, Elia fu un depresso, Giona si allontanò da Dio, Pietro aveva un caratteraccio, Paolo era un omicida, Marta era nervosa, Tommaso era dubbioso, Zaccheo era piccolo di statura, Lazzaro era morto. E di questi esempi potremmo continuare l'elenco aggiungendo anche i nostri nomi.
Perché questo modo di scegliere? Dio non chiama i qualificati, perché è Lui che qualifica chi chiama. Beati noi, nonostante le nostre miserie, se siamo tra questi chiamati. A noi spetta rispondere come Maria: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola" (Le 1,38). Che vuol dire: "Presente, fa' di me quello che vuoi!".
Oratio
Donaci, Signore, di comprendere qualcosa del mistero della tua misericordia. Donaci di capire che cosa comporta invocare un Dio Padre misericordioso. Donaci di comprendere come possiamo avvicinarci alla tua misericordia.
Padre Domenico Marsaglia

